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Centro Culturale nell’ambito della Riqualificazione di Largo Pietro Annigoni a Firenze

In questo progetto per la riqualificazione e per il progetto di un centro culturale in Largo Pietro Annigoni a Firenze ho rivoluzionato il concetto di piazza.

Dove chiunque avrebbe pensato ad un classico intervento di addizione e completamento della maglia urbana, ho pensato ad UN EDIFICIO IN GRADO DI CREARE SPAZIO, INVECE CHE SOTTRARLO.

Migliore immagine del progetto per il nuovo centro culturale di Firenze_Pasquale Desantis Architect

Tipologia: Concorso Florence Cultural Centre

Committente: Startfortalents

Team: Arch. Pasquale Desantis, Dott. Marco Rateni

Anno: 2016

Luogo: Firenze

Il Concept: il Non Edificio

Nell’idea per questo centro culturale ha avuto senz’altro un ruolo preponderante il contesto: dalla sua analisi infatti è scaturita la decisione di non aggiungere volume.

Ho deciso infatti di sottrarre materia, scavare nel sottosuolo creando un nuovo spazio multilivello, qualcosa che potesse esser percepito come la reminiscenza della preesistente la tessera mancante, un vuoto di questo contesto urbano.

Ma al contempo qualcosa che non dovesse esser percepito come l’ennesimo edificio in uno spazio da riempire.

Da qui l’idea del non edificio.

Un parco urbano in un centro culturale

Un parco urbano a tutti gli effetti, che fa da tetto verde agli spazi per il centro culturale disposti al di sotto di esso.

Disegno in pianta del Centro Culturale in Largo Pietro Arrigoni a Firenze_Pasquale Desantis Architect
La vista sul parco urbano evidenzia le sinuosità dei percorsi ciclopedonali.

L’ingresso principale nella reception infatti condensa questo pensiero: sale in superficie quasi a voler invitare i visitatori ad esplorare, perché cos’è la cultura se non esplorazione?

Disegno in pianta del Centro Culturale in Largo Pietro Arrigoni a Firenze_Pasquale Desantis Architect
La planimetria mostra come non ci siano in questo progetto partizioni trasversali ai flussi d’affluenza.

Le Scelte Formali

Le forme progettuali richiamano il concetto di fluido, della sua capacità di cambiar forma in base al recipiente che lo contiene, quindi il plasmarsi a partire dal contesto, con linee tese che mettono in comunicazione gli edifici intorno diventando segni che scandiscono prati e piante.

La vegetazione arborea trova la posizione ideale nel solco scavato in maniera da ottimizzare l’irraggiamento, ricongiungendo in maniera ideale due concetti che nel susseguirsi delle epoche sono stati sempre troppo lontani o troppo vicini: Forma e Funzione.

Studio delle temperature superficiali nel periodo estivo nella maglia urbana di Firenze
Analisi del surriscaldamento delle superfici di Largo Pietro Annigoni a Firenze prima dell’intervento.
Effetti benefici sulle temperature superficiali nel periodo estivo nella maglia urbana di Firenze grazie alle strategie bioclimatiche
Simulazione del miglioramento delle temperature superficiali estive di Largo Pietro Annigoni a Firenze a seguito dell’intervento.

Le Scelte Funzionali

L’attenzione all’efficienza energetica traspare in ogni parte dell’intervento: il parco urbano è in realtà un tetto verde che consente risparmi energetici nell’ordine del 30%, così come la forma delle superfici vetrate segue in buona parte il percorso eliodonico in modo da garantire luce e calore solari nelle giornate invernali.

Schema delle strategie bioclimatiche per mogliorare il comfort termoigrometrico nel centro culturale a _Pasquale Desantis Architect
Le piante selezionate per questo progetto riescono ad assorbire i metalli pesanti dalle acque e dal terreno.

Un altro fondamentale strumento passivo è rappresentato dal solco nel quale è alloggiata la vegetazione arborea.

Essa infatti è posizionata più in basso in modo da non ridurre l’irraggiamento e l’illuminazione naturale agli edifici circostanti.

Infatti essi sono a stretto contatto con l’acqua in modo da diventare assieme ad essa un’isola termoregolatrice per tutto il quartiere.

Se vogliamo, questo progetto rappresenta una riprogettazione dell’intero tessuto urbano:

non toglie luce, la restituisce, migliora il comfort termico estivo ed invernale, trasforma un piazzale anonimo in un luogo d’incontro verde.

In realtà il vero progetto è fuori dall’area d’intervento, rieccoci al Non Edificio!

Non un parco, ma un’infrastruttura biologica

In conclusione, il parco creato è una vera e propria infrastruttura biologica, capace di migliorare la qualità dell’aria inquinata del centro di Firenze.

Capace inoltre di regolare i microclima del quartiere mitigandone gli eccessi, in particolar modo in estate.

Ne è un esempio la forma stessa del parco:

osservando le linee tirate che lo compongono in maniera apparentemente disordinata è possibile apprezzare come gli spazi sono stati progettati in base ai principi bioclimatici.

Spazi Mentali

All’interno lo spazio è fluido, dove le pareti segnano i limiti di un ambiente continuo cambiando le proprie geometrie lungo il percorso offerto al visitatore.

In questo modo ha l’opportunità di intraprendere un vero e proprio viaggio culturale senza mai doversi fermare di fronte ad una porta chiusa o ad una parete.

Nessuna parete infatti risulta infatti posta in senso ortogonale alle pareti laterali.

In tal modo la mente entra in comunicazione con uno spazio che non comincia né finisce, ma che è in continua trasformazione, come le idee che ne potranno derivare durante il suo utilizzo.

Museo bioclimatico ipogeo con panorama sulla natura a Firenze_Pasquale Desantis Architect
Vista interna nella quale è ben visibile il concetto spaziale di flusso nella sala mostra: la pavimentazione ed il soffitto, rivestiti in resina, conferiscono alla sala un aspetto sobrio che esalta la visione delle opere esposte.

L’intera esperienza nella struttura è riassumibile con la parola divenire:

ci si muove all’interno con il corpo e con gli occhi, che sono liberi di osservare lunghe prospettive scorgendo da un lato ciò che hanno appena visto, dall’altro ciò che potrebbero vedere nel futuro immediato.

Interno VS Esterno

Il rapporto tra interno ed esterno è fondamentale: un non edificio appartiene per forza di cose all’ambiente naturale.

Non ci sono confini netti: l’interno si nutre dell’esterno e viceversa, non c’è un “dentro” ed un “fuori” definito, né una gerarchia di importanza.

Ogni spazio è fondamentale perché risponde alle diverse esigenze di chi lo utilizza.

Questo progetto parla di un tema che mi sta molto a cuore, ovvero la riqualificazione dell’esistente.

Nelle nostre città, sempre più invivibili, c’è ancora posto per progettare e ripensare spazi che sappiano rivoluzionare la vita urbana del posto, senza ridurre il tutto (come sempre) ad un semplice, carino, inutile ed anonimo parchetto?

Secondo me sì, ma solo utilizzando competenze trasversali.

Studiando ancor prima della forma del progetto i suoi elementi cardine ed il modo con il quale questi interagiscono con la società, l’economia e la qualità della vita del luogo.

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