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Progetto pilota per la riqualificazione delle aree industriali dismesse premiato con una esposizione al New York Center for Architecture

Il progetto reTUR!N viene premiato con una esposizione al New York Center for Architecture_Pasquale Desantis Architect
Una foto dell’esposizione del progetto reTUR!N al New York Center for Architecture.

Tipologia: Concorso “Urban SOS: Towards a New Industry”

Committente: AECOM S.p.A.

Team: Arch. Pasquale Desantis

Anno: 2014

Un concetto industriale non più attuabile

Il problema della riqualificazione delle aree industriali è una diretta conseguenza del libero mercato, che porta l’industria a trasferirsi di volta in volta in luoghi dove i costi di produzione sono più bassi e la tutela dei lavoratori è scarsa, come i Paesi in via di sviluppo.

Risultati sotto gli occhi di tutti

Il risultato di questo “gioco al ribasso” non si traduce in sviluppo:

non fa altro che accentuare le differenze sociali con conseguenze devastanti per città e popolazioni, soprattutto in termini economici e ambientali.

Analisi del tessuto urbano di Torino_Pasquale Desantis Architect
In questa analisi si evidenziano i rapporti tra il sistema dei parchi e la conformazione urbana ed infrastrutturale di Torino.
Analisi delle aree industriali abbandonate di Torino_Pasquale Desantis Architect
In questa analisi vengono evidenziati il sistema dei parchi di Torino raffrontati con le aree industriali che presentano un rischio di abbandono concreto nei prossimi 20 anni.
Grafico del tasso di crescita del mercato dell'automobile in Italia_Pasquale Desantis Architect
Il grafico indica chiaramente il crollo del mercato italiano dell’automobile.

Con il sistema politico, sociale e industriale oggi in vigore, le nazioni e i loro popoli si ritrovano ad affrontare ciclicamente una crisi economica e sociale mediamente ogni 30 anni.

Questa situazione conduce a miseria e tensioni sociali portando, nei casi più estremi, al manifestarsi dello spettro della guerra. Basti pensare alla prima metà del XX Secolo.

La situazione industriale italiana e le soluzioni possibili

In Italia, più che in altri stati, queste conseguenze sono devastanti.

Soprattutto perché il Paese non si è dotato negli anni di un sistema di supporto sociale ed economico efficiente, fattore tra l’altro unito all’assenza della benché minima pianificazione strategica del futuro.

Torino, il perché di una scelta

Torino, città industriale italiana per eccellenza dal glorioso passato, ritrova oggi problemi socio-economici causati dalla mancanza di una visione del futuro.

Questo infatti, combinato ad una politica di intervento di tipo emergenziale cieca ad ogni avvisaglia di cambiamento.

Finte riqualificazioni

Come spesso succede spesso agli interventi emergenziali sono in malafede e hanno un solo risultato:

Ampie zone abbandonate sono di solito “riqualificate” convertendole in zone residenziali e parchi, con finalità esclusivamente speculative senza alcun beneficio per la comunità.

Queste “riqualificazioni” in pratica non risolvono, anzi rinviano e rimettono alle future generazioni il problema dell’abbandono industriale.

Di questo mio pensiero sugli inutili parchetti per le finte riqualificazioni ne ho già parlato in questo articolo:

Vai all’articolo >>

Il progetto reTUR!N

reTUR!N intende recuperare le aree industriali dismesse con l’idea di non fermarsi alla singola area, ma riqualificandole tutte, individuando linee guida comuni, che permettono di ripensare il “sistema città”, in termini sociali, economici, culturali e di mobilità.

Schema di progetto del recupero delle aree industr_Pasquale Desantis Architect
Prevedere le future aree industriali dismesse per cominciare a ripensarne il ruolo futuro già oggi.
Schema di intervento del progetto pilota reTUR!N_Pasquale Desantis Architect

Il cuore dell’idea è l’interazione tra studenti universitari e la popolazione, che recuperano e convertono i vecchi spazi industriali in luoghi interfunzionali.

In questo si crea una relazione simbiotica tra produzione industriale, la vita cittadina e la natura.

Mai più funzionalismo. Niente più zone industriali. L’industria è una parte integrante della vita della città, e viene ripensata come una piazza, con scambi di idee e punti di vista diversi sul futuro.

Le aree di progetto

Ogni area di progetto è definita in base alle esigenze del tessuto urbano circostante, per avere una massima flessibilità di utilizzo. Tuttavia tutte avranno linee guida comuni:

– Ripensare le aree dismesse del futuro: il problema più grande per la città non sono le aree dismesse di oggi, ma quelle che verosimilmente verranno abbandonate nel prossimo futuro.

Dal gruppo FCA, passando per il relativo indotto fino ad arrivare alla piccola realtà industriale, nessuno sarà esente dal cambiamento.

Riqualificare prima dell’abbandono

È necessario quindi una visione più ampia e sistemica. Il compito dell’industria delle idee sarà quello di ripensarle prima che il loro abbandono metta la città in ginocchio.

– Industria delle Idee: gli edifici abbandonati vengono recuperati come luoghi di progettazione del futuro e di produzione, flessibili per qualsiasi esigenza produttiva, utilizzando materiali ecologici e prediligendo le nuove tecnologie (si pensi alle possibilità di implementazione della stampa 3D).

L’Industria delle Idee diventa così il luogo di contatto interdisciplinare per eccellenza, il luogo che deve guardare a quello che sarà il trend del domani, cercando soluzioni per ripensare completamente il “sistema città”;

un vecchio capannone industriale viene convertito in spazio per creare design
Spazio per le idee innovative ottenuto convertendo vecchi capannoni industriali_Pasquale Desantis Architect
Spazio industriale convertito in falegnmeria a produzione locale_Pasquale Desantis Architect
Sezione tridimensionale del sistema bioclimatico di raffrescamento di un capannone industriale abbandonato e riqualificato_Pasquale Desantis Architect
Usare le strategie bioclimatiche migliori analizzando l’area di progetto abbatte il carico urbano delle nuove opere.

– Parchi di Paulownia: il parco urbano assume ruolo nuovo, superando il concetto di elemento di paesaggio, trasformandosi da paesaggio inerte a paesaggio interattivo.

Seguendo i tempi della natura ed ottimizzando i cicli produttivi è possibile creare parchi che siano luoghi per lo svago e una fonti di materia prima, che potrà sostenere l’industria locale o potrà essere venduta fuori dal sistema territoriale.

In questo modo è possibile creare parchi produttivi, che creano attività e resa.

Una pianta speciale

In questo progetto pilota è stata scelta la piantumazione della Paulownia.

La scelta di questa pianta è dipesa dalle qualità fitodepuratrici (evitando la bonifica classica) e dall’elevato assorbimento dello smog;

Schema di utilizzo di un parco urbano di alberi di paulownia in Italia_Pasquale Desantis Architect
Lo schema di rotazione dei parchi urbani PRODUTTIVI: come boschi nelle nostre città, possono essere allo stesso tempo risorsa e luogo di svago.
Albero di paulownia in fiore in Italia_Pasquale Desantis Architect
Un albero di paulownia in fiore.

– Social Housing: alleggerimento della pressione demografica nelle zone circostanti con l’obiettivo di liberare altre zone degradate della città.

In questo modo è possibile ripensare interi quartieri, innescando una “reazione a catena” di rigenerazione del tessuto urbano.

Sezione tridimensionale di un edificio per appartamenti a Torino_Pasquale Desantis Architect
Una sezione schematica di ciò che potrebbe apportare alla collettività delle pratiche corrette di social housing.

Come hai potuto vedere leggendo questo articolo, riprogettare l’esistente è la sfida che più mi affascina.

È un’operazione delicata che ha bisogno di conoscenze trasversali, perché l’architettura da sola non basta:

ci sono impatti sociali ed economici ogni volta che si ripensa e si riprogetta una città.

Un’idea di riqualificazione trasversale

La mia idea di riqualificazione è quindi trasversale: mettere un giardino dove prima c’era una fabbrica lo sanno fare tutti.

“Facciamo un bel giardinetto” è la prima risposta che ti darà il piccolo geometra comunale o l’artigiano che si improvvisa progettista. Io ho un pensiero differente.

Voglio che una riqualificazione sia capace di innestare dei cicli virtuosi.

Io voglio che riesca a risolvere il problema della riqualificazione di questa o quella fabbrica abbandonata, dei suoi operai e della gente che ci abita intorno, a tutti livelli.

Ed un giardinetto ahimè non basta, è come curare l’AIDS con la Tachipirina.

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